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Sale 3 e 4. ACQUAROSSA. CASE E TETTI

ACQUAROSSA TECNICHE EDILIZIE

Le tecniche di costruzione sinora individuate ad Acquarossa si possono riassumere in:
1) Blocchi di tufo squadrati: spesso estratti direttamente dal sito su cui veniva costruita la casa e disposti a strati (si sono trovati sino a 7 strati). A volte i blocchi sono molto irregolari e per questo negli interstizi venivano inseriti frammenti di tegole e scaglie di tufo.
2) Graticcio: le strutture portanti consistono in pali maestri di legno, fissati sulla roccia, con un graticcio di canne o frasche intrecciate, rivestite d'argilla. Si sono rinvenute tracce di intonacatura esterna, destinata a lisciare la superficie.
3) Mattoni crudi: mattoni di argilla pressata in forme di legno ed essiccata al sole, non cotta. Questi mattoni venivano poggiati su fondazioni in blocchi di tufo per proteggerli dall'umidità.
Le fondazioni delle case venivano ricavate nel banco e per lo più associate a una fila di blocchi di tufo squadrati posti direttamente sulla roccia. Strutture dell'alzato in blocchi di tufo si sono ritrovate a San Giovenale e, in alcuni casi, ad Acquarossa, dove però era maggiormente utilizzato il graticcio su fondazioni di blocchi di tufo. Si sono conservate molte impronte di canne e frasche, preservatesi grazie all'azione del fuoco. Soltanto un mattone crudo è stato ritrovato ancora in situ, nella zona L, mentre frammenti dello stesso tipo sono venuti alla luce nella zona H e in altri saggi.

I TETTI DI ACQUAROSSA fase 1

                        

Acroterio Tetto, fase 1, con lastre di rivestimento dipinte

È opinione generale che il tetto rivestito di tegole in terracotta sia stato inventato in Grecia, e più precisamente nella zona di Corinto, prima della metà del VII sec. a.C. La costruzione di questo tipo di tetto si diffuse rapidamente in Etruria, dove però il tetto greco non fu copiato nei dettagli. Soluzioni diverse appaiono più o meno contemporaneamente anche in Sicilia, in altre parti della Grecia, in Asia Minore e in Italia Meridionale. 
Troviamo un esempio della prima fase di questo tipo di produzione nel Tetto A che, come l’altra ricostruzione presentata, non va interpretato come riproduzione di un singolo tetto esistente, bensì come illustrazione degli elementi fondamentali comuni a diverse case. I tratti caratteristici di questa primo periodo sono la presenza di tutti i normali elementi di copertura di un tetto: tegole, coppi e coppi da colmo. Gli elementi decorativi, completamente originali per quanto a me noto, illustrano la distanza tra i modelli greci e la locale produzione etrusca.
Le lastre di rivestimento Tipo II, che coprono le travi del tetto, con decorazione “white on red” , si ispirano alla locale ceramica dipinta dell’Etruria Meridionale, in particolare a quella di Cervetrei. Le protomi di grifone sulle Cover-tiles mostrano legami non solo con le cercamiche ma anche con la produzione contemporanea di bronzi.

ACQUAROSSA LE TEGOLE DIPINTE

Aironi

Come le lastre di rivestimento della fase 1, le tegole della zona G con decorazione dipinta nella parte posteriore, mostrano legami evidenti con la ceramica ceretana a fondo rosso, decorata con motivi subgeometrici e orientalizzanti bianco su rosso. La stessa Acquarossa aveva una produzione locale di ceramica di questo tipo, probabilmente lavorata nelle stesse botteghe che producevano le terrecotte architettoniche.
Tra i motivi dipinti possiamo notare, oltre ai cavalli, un uccello acquatico stilizzato, convenzionalmente chiamato “airone”, che è comune anche alle lastre di rivestimento della prima fase. Questo motivo è ripreso dalla cosiddetta ceramica ad “aironi”, prodotta soprattutto a Cerveteri e Veio, dove il soggetto era utilizzato in particolare per decorare piatti. Ad Acquarossa invece non sono stati ritrovati piatti, ma altri oggetti con questo stesso motivo decorativo.


I TETTI DI ACQUAROSSA fase 2

Durante il primo quarto del VI secolo ad Acquarossa comparvero diverse innovazioni nella produzione delle terrecotte utilizzate per i tetti, probabilmente in seguito all'immigrazione di nuovi artigiani provenienti dalle città costiere dell'Etruria Meridionale. Si inizia a vedere un ampio repertorio di terrecotte architettoniche con corrispondenze più o meno evidenti nel mondo greco: antefisse, sime rampanti e laterali e lastre di rivestimento. In particolare le sime, fasce di coronamento del frontone e del lato lungo dell'edificio, specificamente disegnate per deviare l'acqua piovana dall'edificio, divengono adesso un nuovo elemento del tetto, funzionale ma anche decorativo.
La ricostruzione del tetto è basata sui ritrovamenti di due tetti differenti della zona G, con aggiunta di elementi in terracotta ben conservati provenienti da diverse parti dell'Acropoli e sime rampanti provenienti dalla zona F.

Tetto, fase 2, con decorazione a treccia, guilloche

Si possono distinguere almeno tre tipi di sima rampante. Le sime di Tipo I, dal profilo leggermente incurvato, sono decorate con fregio di boccioli di loto e palmette iscritte in doppie volute bianco su rosso scuro. Le sime di Tipo II hanno bordo piatto, decorato con guilloche dipinta e sopra di questa un cavetto con strigili concavi. Le sime di Tipo III sono dotate di bordo piatto con guilloche dipinta e un cavetto con strigili convessi.
Le sime laterali, collocate sulla parte lunga degli edifici, sono rare in Etruria. Ad Acquarossa ne troviamo tre tipi diversi, ognuno utilizzato su un unico edificio, e consistente in unategola liscia, sulla cui parte inferiore è applicato un bordo verticale. Al centro è inserito un gocciolatoio, sormontato da una protome a testa d'ariete. La sima laterale del Tipo II è dotata di una testa di pantera a sormontare un gocciolatoio molto più largo.
L'introduzione della sima, sconosciuta nella fase 1, e l'uso della decorazione a treccia, chiamata guilloche, indicano legami più stretti con la decorazione architettonica anche fuori dall'Etruria. Questa evoluzione è probabilmente dovuta a contatti tra aree greche dell'Italia meridionale e uno dei maggiori centri dell'Etruria Meridionale, molto probabilmente Cerveteri.


ACQUAROSSA. ASPETTI TECNICI. LA PRODUZIONE DELLE TERRACOTTE

Le argille utilizzate per le terrecotte architettoniche sono particolarmente ricche di inclusi (frammenti di tufo al 40% per quanto riguarda San Giovenale e frammenti di tufo, quarzo, augite, ecc. al 25% ad Acquarossa).
Le tegole venivano modellate in un telaio di legno, nel quale si pressava a mano l'argilla. La superficie della parte superiore veniva spianata con un pezzo di legno, che lasciava sottili scanalature parallele. Sui lati lunghi le tegole venivano provviste di battenti rialzati realizzati applicando sui bordi fasce di argilla modellate a mano.

Impronte di cane

I coppi e i coppi di colmo venivano anch'essi modellati in telai lignei simili ai precedenti e poi ripiegati su un pezzo di legno semicilindrico che dava loro la forma.
Le antefisse venivano attaccate come coperture all'estremità inferiore delle tegole di gronda, a volte con l'aggiunta di uno strato di argilla, o semplicemente premendole sui coppi.
Diverse tegole mostrano sulla superficie impronte di cani o capre, e in un caso l'impronta di un piede umano: questo dimostra che esse venivano lasciate asciugare all'aperto, dopo il modellamento.  Prima della cottura, le tegole e altre terrecotte venivano ricoperte con uno strato di argilla liquida depurata o di vernice rossa, per renderle impermeabili. La cottura era mal eseguita: infatti la sezione delle terrecotte mostra uno strato grigio o nero, dovuto alla temperatura troppo bassa o al tempo di cottura insufficiente.

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