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Sala 2. SAN GIOVENALE

SAN GIOVENALE. ACROPOLI

Ceramica dall'Acropoli

Il primo insediamento dell'acropoli risale al periodo Neolitico. Nella tarda Età del Bronzo e nell'Età del Ferro (1200-700 a.C.) il sito fu densamente popolato. Le capanne a pianta ovale della prima Età del Ferro furono sostituite, all'inizio del VII sec. a.C., da case rettangolari in canne e argilla e tetti in paglia (675-625 a.C.). Dal VI secolo a.C. in poi le abitazioni furono costruite in tufo locale con tetti di tegole di terracotta. Cisterne, pozzi e canali di drenaggio seguivano un percorso rettilineo. Intorno al 550-530 a.C. un terremoto danneggiò la zona. La città fu ricostruita, ma in scala ridotta.
La casa K, con due depositi e sei stanze, era dotata di una torre che guardava verso la via Dogana, nel punto in cui attraversa il Vesca. Una fontana sacra (VIII-VI sec. a.C.), probabilmente dedicata ad Artemide, conteneva grandi quantità di corna di cervo e di recipienti per bevande. Una cava con colonna in tufo sotto la casa K è interpretata come area sacra associata al culto dell'acqua. Si pensa che anche l'ipogeo più tardo, che sorge vicino alla fontana sacra, fosse connesso all'attività di culto.
Tracce di un muro di cinta si trovano all'estremità occidentale del pianoro e sul dirupo meridionale. Così come nel borgo, il muro è stato probabilmente preceduto da una palizzata che circondava l'insediamento dell'Età del Ferro.
Ceramica utilizzata per banchetti, per la preparazione e la conservazione dei cibi, è stata ritrovata nella stanza della Casa I, dotata di tre banchine di ciottoli di fiume. Il commercio e lo scambio con i vicini villaggi e città etrusche (Blera, Vulci, Cerveteri, Tarquinia), con l'Umbria, il territorio falisco, la Magna Grecia e la Grecia, sono documentati dai ritrovamenti di ceramiche. Sono stati rinvenuti anche pesi per telai, fusi e rocchetti, strumenti per la filatura e la tessitura della lana. Le lettere e i graffiti etruschi sui vasi in bucchero sono stati interpretati come nomi di persone o famiglie, probabilmente indicanti il proprietario dell'oggetto.

 

SAN GIOVENALE. BORGO

Intorno al 600 a.C. l'area della scarpata nord ovest del Borgo venne livellata dalla terra e dai detriti delle abitazioni del VII sec. Furono costruite case nuove (A, B/C e D), ognuna delle quali dotata di tre stanze e un cortile. Tra esse scorre un ampio canale (L) di drenaggio. Questo nuovo quartiere, che include alcune officine, era in parte protetto da un muro in pietra, che sostituì la palizzata in legno dell'Età del Ferro. All'esterno della casa A si trovava una fucina, come indicano alcuni focolari e scorie di ferro e rame.
Un terremoto distrusse, verso la fine del VI secolo a.C. questa parte del Borgo. Dopo un grande lavoro di livellamento, gli edifici furono ricostruiti o modificati.
Al Borgo si accedeva da N-O attraverso una porta. Una strada stretta (K) conduceva alla parte alta, congiungendosi alla strada principale proveniente dalla necropoli di Casale Vignale, che conduceva all'acropoli. Lungo la strada si trovavano case dotate di cortili e pozzi. Un edificio, situato vicino al ponte, potrebbe aver avuto funzioni rituali, come il complesso del Ponte sul Fosso Pietrisco. Gli oggetti qui rinvenuti, una testa di ariete e una testa votiva femminile e la ceramica di importazione attica, indicano la presenza di un edificio sacro (sacellum).


Pesi per telai, fusi e rocchetti

Tutte le case avevano pareti di tufo e fango e tetti in tegole di terracotta. Il ritrovamento di diversi tipi di oggetti per la casa, arnesi e detriti indica la presenza di vari tipi di produzione, come ceramica, metalli e tessili (anche colorazione).
Le ossa di animali selvatici (cervi e cinghiali) e domestici (pecore, capre, asini, cavalli, maiali e cani) indicano che caccia e allevamento erano importanti fonti di sussistenza.
Oggetti di importazione greca e ceramica proveniente da altri centri etruschi, mostrano come a San Giovenale fossero importanti i contatti esterni. La presenza di iscrizioni indica un certo livello di alfabetizzazione.

SAN GIOVENALE. PONTE PIETRISCO

        Iscrizione su bucchero

Il ponte sul fosso Pietrisco, che collegava la necropoli di Casale Vignale con la zona dell'abitato di Vignale, era situato in una località di confine tra i territori delle grandi città-stato di Tarquinia e Cerveteri. Sembra che questa struttura costituisse un importante luogo di transito, come testimoniato da un vero e proprio complesso di resti quali i piedritti del ponte, strade, edifici, un pozzo e due vasche.
La ceramica qui rinvenuta comprende oggetti da tavola locali e di importazione greca, nonché oggetti da cucina, fornelli, bracieri, strumenti per la lavorazione tessile, metalli e iscrizioni su vasi di bucchero. I reperti sono datati dal IX al II sec. a.C..
Poco dopo il 565 a.C. il primitivo ponte in legno fu sostituito da uno nuovo con piedritti in pietra e arcata probabilmente in legno. Contemporaneamente fu costruito un edificio rettangolare, con pareti in argilla e paglia (pisé) e tetto di tegole, vicino al piedritto occidentale e alla strada che si diramava dalla via Dogana. Di fronte all'edificio si trovava un ponte e nel cortile posteriore due vasche. Una stanza corredata da panca in pietra a forma di Ð che corre lungo i tre lati, con una porta leggermente decentrata, indica un luogo di banchetto. Sono stati identificati quattro periodi di costruzione (dall'inizio del VI sec. al II sec. a.C.), a testimonianza che il complesso del ponte fu distrutto da terremoti e frane almeno due volte e poi ricostruito.
I resti mostrano una continuità di vita che ha modificato nel tempo le strutture. Nel pozzo del cortile è stato ritrovato lo scheletro di un giovane, insieme a ossa di cane, pecora, mucca e cinghiale. Sulla base dell'analisi dei ritrovamenti e del loro contesto, per il complesso del ponte sono state proposte varie funzioni di carattere pratico e religioso: luogo di riunione, luogo di osservazione strategica o edificio cultuale (sacellum). Come documentato dalle iscrizioni sulla ceramica, il complesso veniva frequentemente utilizzato per banchetti, libagioni e sacrifici agli dei, effettuati da membri di famiglie aristocratiche.
Questo ponte monumentale indica un'evoluzione dei bisogni, sia per quanto riguarda le infrastrutture sia dal punto di vista sociale, come l'esigenza dell'élite locale di manifestare il proprio status.

 Iscrizione su bucchero  

SAN GIOVENALE. VIGNALE

Bacile con quattro piedi

L’antico abitato di Vignale è situato a sud della necropoli di Casale Vignale. Il pianoro poteva essere raggiunto dalla strada che da via Dogana, attraverso il ponte sul Pietrisco, seguiva lo scosceso dirupo a nord. Un'alternativa era la strada proveniente dalla parte occidentale del pianoro.
Frammenti di tegole in superficie e resti di ceramiche, oggetti in terracotta e ossa animali, trovati in edifici dotati di cantine, pozzi e cisterne, indicano la presenza di insediamenti durante l'intera epoca etrusca.
Nel punto più alto del pianoro sono state individuate ampie fondamenta in pietre squadrate riutilizzate, che è stato possibile datare, grazie a reperti ceramici, all’inizio del VI sec. a.C..
Le pietre riutilizzate potrebbero essere appartenute a una precedente struttura demolita dal terremoto della fine del VI secolo a.C., che distrusse anche il ponte, il borgo e le case dell'acropoli.
Gli oggetti rinvenuti nei pozzi, quali ceramiche, terrecotte architettoniche e pesi da telaio, sono stati datati dal IX al III sec. a.C.. Un ampio bacile in impasto con quattro piedi, ritrovato in un pozzo, utilizzato per la produzione del pane, ha analogie in contesti sacri in Etruria e nel Lazio.
Il frammento di testa di ariete in terracotta proveniente dallo stesso pozzo, è probabilmente parte di un’antefissa di un'abitazione, o di un edificio pubblico e funzionava come gocciolatoio.
La collocazione dell'ampio edificio sotterraneo, la testa di ariete, il bacile rituale, il kantharos in bucchero con il fondo forato, utilizzati nelle libagioni rituali, fanno pensare a un edificio pubblico monumentale, forse con funzione sacra, simile ai templi di Cerveteri, Veio e Tarquinia.
Il deposito di ceramica da tavola di epoca tardo-etrusca (IV-III sec. a.C.), ritrovato in un pozzo nella parte orientale del pianoro di Vignale e frammenti di ceramica romana in superficie, indicano che anche questa zona era abitata. 

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